Open post

Vaginismo

Il vaginismo denota un disturbo sessuale che consiste nello spasmo involontario della muscolatura vaginale, che ostacola la penetrazione: la donna affetta da vaginismo trova difficoltà nell'accettare l'atto sessuale, nonostante il desiderio di farlo. VaginismoProbabilmente, il vaginismo riflette condizioni psicologiche nascoste o represse della donna, poiché essa associa il dolore e la paura al rapporto sessuale, legati anche ad una notevole, e talvolta immotivata, fobia della penetrazione.
Più precisamente, il dolore vero e proprio alla penetrazione è perfettamente espresso dalla dispareunia, che si differenzia dal vaginismo poiché, in quest'ultimo caso, la paura del dolore è spesso infondata e rispecchia solamente fobie anticipatorie all'atto sessuale.
Incidenza

Si stima che il vaginismo colpisca l'1-2% delle donne in età fertile: la percentuale cresce (15-17%) se l'indice d'incidenza si focalizza nelle sole donne che si sottopongono a controlli clinici frequenti e che dichiarano spontaneamente il disturbo.
Sfortunatamente, però, non si può valutare con precisione quante donne effettivamente siano affette da vaginismo, poiché, probabilmente, le donne che ne sono affette si vergognano a parlarne anche con il proprio medico.

Sintomi


Il vaginismo è una malattia e, proprio per questo motivo, non dev'essere sottovalutato: abbiamo visto che la fobia del sesso e lo spasmo dei muscoli della vagina sono le due caratteristiche principali che caratterizzano il vaginismo. Dunque, per valutare la gravità del disturbo, ci si deve focalizzare sia sull'intensità della fobia (misurata su una scala di valori ideale: lieve, moderata, grave), che sull'intensità dello spasmo. Per fare un esempio, si parla di basso grado di gravità dello spasmo quando esso scompare con la semplice rassicurazione verbale: in questo caso, la penetrazione è, in genere, possibile. Lo stadio successivo è caratterizzato da uno spasmo che si protrae nel tempo, caratterizzato, spesse volte, anche da un discreto dolore durante il rapporto (dispareunia). Negli stadi di gravità superiore, la penetrazione è molto difficile, poiché lo spasmo è talmente serrato da impedire il coito; tant'è vero che nell'ultimo livello, il più grave, la donna ne rifiuta anche la vista.
In base alla valutazione intrecciata di questi parametri si riesce a delineare la gravità del vaginismo.

Conseguenze

È comprensibile che il rifiuto dell'atto sessuale da parte della donna, provocato dal vaginismo, possa riportare conseguenze anche al partner. L'uomo si sente inadatto, frustrato ed incapace di soddisfare i desideri della propria donna: il deficit di mantenimento erettile rappresenta sicuramente l'effetto più immediato, che a lungo andare si potrebbe riflettere sulla sterilità. Difatti, non è un caso che in una percentuale variabile dal 5 al 7% delle coppie (impropriamente) “sterili” si registri una mancanza di rapporti sessuali.
Il vaginismo provoca una progressiva (ma inevitabile) perdita del desiderio sessuale, associata ad un'incapacità di eccitazione sessuale col partner: l'intimità erotica viene meno ed il partner, demotivato, insoddisfatto e depresso, non si sente "all'altezza". Se la donna colpita da vaginismo è definita come "colei che induce il sintomo", l'uomo è "colui che porta il sintomo", poiché la sensazione infondata di colpevolezza gli provoca disfunzioni sessuali quali deficit erettili, incapacità di mantenere l'erezione, perdita del desiderio ed eiaculazione precoce.
Il vaginismo assume il primato di essere la causa maggiormente frequente di matrimonio non consumato.

Cause

Il vaginismo è una condizione piuttosto articolata, poiché le cause che lo provocano sono spesse volte nascoste e difficili da scoprire. L'approccio multimodale al vaginismo si configura indispensabile per il trattamento della malattia, allo scopo di eliminare non solo la fobia della donna ed i fattori psicosomatici annessi, ma anche di risolvere lo spasmo muscolare che s'instaura al momento della penetrazione.
I fattori scatenanti, come intuibile, hanno natura psicologica e fisica.
Cominciamo ad analizzare i fattori psicologici che incidono sul vaginismo:
L'atto sessuale è associato ad un fattore negativo, “qualcosa di sporco” che dev'essere evitato: questo pensiero affligge la maggior parte delle donne affette da vaginismo, in particolare le giovani donne che non conoscono ancora la maturità sessuale;
Molte donne che hanno subìto abusi/violenze sessuali interpretano il sesso come pericolo e dolore, sensazioni che riflettono perfettamente il vaginismo: questa condizione è comprensibile in seguito ad una molestia, ma le sedute psichiatriche possono risolvere il problema, in tempi relativamente brevi;
Persino l'attaccamento eccessivo ai genitori potrebbe incidere sul vaginismo, di conseguenza sul rifiuto del sesso per paura di essere giudicate;
La paura (o, per meglio dire, il terrore) di restare incinta e che “qualcosa vada storto” potrebbe indurre la donna al rifiuto progressivo del sesso;
Il vaginismo potrebbe essere legato ad altre fobie di natura neurobiologica (agorafobia, claustrofobia ecc.), stress ed ansia: si tratta di un'iperattività dell'emozione di comando fondamentale dell'ansia/paura, che si riflette con la paura della penetrazione [Sessuologia medica speciale femminile, Jannini E.A. Lenzi A. Maggi M.].
Se i fattori psicologici sono stati oggetto di studi e ricerche approfondite da parte degli studiosi, i fattorifisici che scatenano il vaginismo sono tuttora rivestiti da un alone d'incertezza: spesse volte, le due categorie di fattori causali (psicologici e fisici, per l'appunto) si sovrappongono e l'uno può essere conseguenza dell'altro. È stato stimato che solamente l'1% delle donne affette da vaginismo soffre di questo disturbo sin dall'inizio dei primi approcci con il sesso: un imene assai rigido e fibroso potrebbe essere difficile da penetrare e creare dolore durante il rapporto. Quando i tentativi di penetrazione sono vani perché particolarmente dolorosi per la donna, allora la struttura dell'imene potrebbe essere un primo fattore causale che predispone al vaginismo.
Il dolore durante il rapporto potrebbe essere, comunque, indotto da interventi chirurgici o traumi; anche la terribile pratica dell'infibulazione, eseguita ancora da molte popolazioni africane, potrebbe generare esiti cicatriziali nell'apparato genitale femminile e provocare dolore durante la penetrazione: in questo caso, il fattore fisico (la chiusura della vagina all'altezza della metà delle grandi labbra, con possibile rimozione del clitoride) associata a disturbi psicologici (dolore, paure) potrebbero agire sinergicamente e scatenare vaginismo.
Ancora, alcune patologie gravi, come l'agenesia vaginale mulleriana, potrebbero concorrere alla formazione del vaginismo: è una malformazione che prevede la mancanza della vagina o di una sua parte, tipica della sindrome di Rokitansky.

Diagnosi e terapie

Ovviamente, il consiglio di cambiare marito non rispecchia la soluzione migliore per risolvere il vaginismo; le donne che si rivolgono al medico per lamentare il disturbo, spesse volte, vengono sottovalutate, poiché molti specialisti non riescono a diagnosticare immediatamente il vaginismo. Lo specialista deve captare i segnali inviati dalla donna, focalizzandosi sul grado di fobia, sulla gravità della situazione e sull'ipertono dei muscoli elevatori anali localizzati attorno la vagina, che ostacolano la penetrazione. Il medico, dunque, deve valutare la prognosi non solo del singolo soggetto (donna), ma della coppia, poiché il problema riguarda entrambi i partner.
Le terapie più seguite riguardano trattamenti psico-sessuologici, ma non mancano anche analisi endocrinologiche ed urologiche.
In alcuni casi, il vaginismo potrebbe essere “risolto” chirurgicamente: tra gli interventi chirurgici si ricorda l'episiotomia (o perineotomia), che consiste in un'incisione con le forbici nello spessore del peritoneo (che coincide con la zona posta tra il retto e la vagina). Spesse volte, tuttavia, gli interventi di chirurgia si rivelano inutili per il vaginismo.

Conclusioni

La sana impetuosità e l'aggressività equilibrata del rapporto sessuale, atto squisitamente naturale ed umano, dovrebbero essere vissute appieno da entrambi i partner: le paure, le ansie e le preoccupazioni legate al vaginismo si ripercuotono negativamente sull'intimità della coppia, rovinando spesso anche i semplici rapporti interpersonali. Sarebbe utile rivolgersi ad uno specialista, lasciando da parte la vergogna e l'imbarazzo che potrebbero derivare dall'esporre le proprie fobie: il medico dev'essere in grado di ascoltare i problemi della coppia, di interpretarli e di consigliare una terapia per vivere completamente la vita sessuale. L'approccio psicologico non sempre risulta facile, ma è (forse) l'unica chance per risolvere il vaginismo ed assaporare il rapporto di coppia senza alcun tipo di affanno."

Il vaginismo denota un disturbo sessuale che consiste nello spasmo involontario della muscolatura vaginale, che ostacola la penetrazione: la donna affetta da vaginismo trova difficoltà nell'accettare l'atto sessuale, nonostante il desiderio di farlo. VaginismoProbabilmente, il vaginismo riflette condizioni psicologiche nascoste o represse della donna, poiché essa associa il dolore e la paura al rapporto sessuale, legati anche ad una notevole, e talvolta immotivata, fobia della penetrazione.
Più precisamente, il dolore vero e proprio alla penetrazione è perfettamente espresso dalla dispareunia, che si differenzia dal vaginismo poiché, in quest'ultimo caso, la paura del dolore è spesso infondata e rispecchia solamente fobie anticipatorie all'atto sessuale.
Incidenza

Si stima che il vaginismo colpisca l'1-2% delle donne in età fertile: la percentuale cresce (15-17%) se l'indice d'incidenza si focalizza nelle sole donne che si sottopongono a controlli clinici frequenti e che dichiarano spontaneamente il disturbo.
Sfortunatamente, però, non si può valutare con precisione quante donne effettivamente siano affette da vaginismo, poiché, probabilmente, le donne che ne sono affette si vergognano a parlarne anche con il proprio medico.

Sintomi


Il vaginismo è una malattia e, proprio per questo motivo, non dev'essere sottovalutato: abbiamo visto che la fobia del sesso e lo spasmo dei muscoli della vagina sono le due caratteristiche principali che caratterizzano il vaginismo. Dunque, per valutare la gravità del disturbo, ci si deve focalizzare sia sull'intensità della fobia (misurata su una scala di valori ideale: lieve, moderata, grave), che sull'intensità dello spasmo. Per fare un esempio, si parla di basso grado di gravità dello spasmo quando esso scompare con la semplice rassicurazione verbale: in questo caso, la penetrazione è, in genere, possibile. Lo stadio successivo è caratterizzato da uno spasmo che si protrae nel tempo, caratterizzato, spesse volte, anche da un discreto dolore durante il rapporto (dispareunia). Negli stadi di gravità superiore, la penetrazione è molto difficile, poiché lo spasmo è talmente serrato da impedire il coito; tant'è vero che nell'ultimo livello, il più grave, la donna ne rifiuta anche la vista.
In base alla valutazione intrecciata di questi parametri si riesce a delineare la gravità del vaginismo.

Conseguenze

È comprensibile che il rifiuto dell'atto sessuale da parte della donna, provocato dal vaginismo, possa riportare conseguenze anche al partner. L'uomo si sente inadatto, frustrato ed incapace di soddisfare i desideri della propria donna: il deficit di mantenimento erettile rappresenta sicuramente l'effetto più immediato, che a lungo andare si potrebbe riflettere sulla sterilità. Difatti, non è un caso che in una percentuale variabile dal 5 al 7% delle coppie (impropriamente) “sterili” si registri una mancanza di rapporti sessuali.
Il vaginismo provoca una progressiva (ma inevitabile) perdita del desiderio sessuale, associata ad un'incapacità di eccitazione sessuale col partner: l'intimità erotica viene meno ed il partner, demotivato, insoddisfatto e depresso, non si sente "all'altezza". Se la donna colpita da vaginismo è definita come "colei che induce il sintomo", l'uomo è "colui che porta il sintomo", poiché la sensazione infondata di colpevolezza gli provoca disfunzioni sessuali quali deficit erettili, incapacità di mantenere l'erezione, perdita del desiderio ed eiaculazione precoce.
Il vaginismo assume il primato di essere la causa maggiormente frequente di matrimonio non consumato.

Cause

Il vaginismo è una condizione piuttosto articolata, poiché le cause che lo provocano sono spesse volte nascoste e difficili da scoprire. L'approccio multimodale al vaginismo si configura indispensabile per il trattamento della malattia, allo scopo di eliminare non solo la fobia della donna ed i fattori psicosomatici annessi, ma anche di risolvere lo spasmo muscolare che s'instaura al momento della penetrazione.
I fattori scatenanti, come intuibile, hanno natura psicologica e fisica.
Cominciamo ad analizzare i fattori psicologici che incidono sul vaginismo:
L'atto sessuale è associato ad un fattore negativo, “qualcosa di sporco” che dev'essere evitato: questo pensiero affligge la maggior parte delle donne affette da vaginismo, in particolare le giovani donne che non conoscono ancora la maturità sessuale;
Molte donne che hanno subìto abusi/violenze sessuali interpretano il sesso come pericolo e dolore, sensazioni che riflettono perfettamente il vaginismo: questa condizione è comprensibile in seguito ad una molestia, ma le sedute psichiatriche possono risolvere il problema, in tempi relativamente brevi;
Persino l'attaccamento eccessivo ai genitori potrebbe incidere sul vaginismo, di conseguenza sul rifiuto del sesso per paura di essere giudicate;
La paura (o, per meglio dire, il terrore) di restare incinta e che “qualcosa vada storto” potrebbe indurre la donna al rifiuto progressivo del sesso;
Il vaginismo potrebbe essere legato ad altre fobie di natura neurobiologica (agorafobia, claustrofobia ecc.), stress ed ansia: si tratta di un'iperattività dell'emozione di comando fondamentale dell'ansia/paura, che si riflette con la paura della penetrazione [Sessuologia medica speciale femminile, Jannini E.A. Lenzi A. Maggi M.].
Se i fattori psicologici sono stati oggetto di studi e ricerche approfondite da parte degli studiosi, i fattorifisici che scatenano il vaginismo sono tuttora rivestiti da un alone d'incertezza: spesse volte, le due categorie di fattori causali (psicologici e fisici, per l'appunto) si sovrappongono e l'uno può essere conseguenza dell'altro. È stato stimato che solamente l'1% delle donne affette da vaginismo soffre di questo disturbo sin dall'inizio dei primi approcci con il sesso: un imene assai rigido e fibroso potrebbe essere difficile da penetrare e creare dolore durante il rapporto. Quando i tentativi di penetrazione sono vani perché particolarmente dolorosi per la donna, allora la struttura dell'imene potrebbe essere un primo fattore causale che predispone al vaginismo.
Il dolore durante il rapporto potrebbe essere, comunque, indotto da interventi chirurgici o traumi; anche la terribile pratica dell'infibulazione, eseguita ancora da molte popolazioni africane, potrebbe generare esiti cicatriziali nell'apparato genitale femminile e provocare dolore durante la penetrazione: in questo caso, il fattore fisico (la chiusura della vagina all'altezza della metà delle grandi labbra, con possibile rimozione del clitoride) associata a disturbi psicologici (dolore, paure) potrebbero agire sinergicamente e scatenare vaginismo.
Ancora, alcune patologie gravi, come l'agenesia vaginale mulleriana, potrebbero concorrere alla formazione del vaginismo: è una malformazione che prevede la mancanza della vagina o di una sua parte, tipica della sindrome di Rokitansky.

Diagnosi e terapie

Ovviamente, il consiglio di cambiare marito non rispecchia la soluzione migliore per risolvere il vaginismo; le donne che si rivolgono al medico per lamentare il disturbo, spesse volte, vengono sottovalutate, poiché molti specialisti non riescono a diagnosticare immediatamente il vaginismo. Lo specialista deve captare i segnali inviati dalla donna, focalizzandosi sul grado di fobia, sulla gravità della situazione e sull'ipertono dei muscoli elevatori anali localizzati attorno la vagina, che ostacolano la penetrazione. Il medico, dunque, deve valutare la prognosi non solo del singolo soggetto (donna), ma della coppia, poiché il problema riguarda entrambi i partner.
Le terapie più seguite riguardano trattamenti psico-sessuologici, ma non mancano anche analisi endocrinologiche ed urologiche.
In alcuni casi, il vaginismo potrebbe essere “risolto” chirurgicamente: tra gli interventi chirurgici si ricorda l'episiotomia (o perineotomia), che consiste in un'incisione con le forbici nello spessore del peritoneo (che coincide con la zona posta tra il retto e la vagina). Spesse volte, tuttavia, gli interventi di chirurgia si rivelano inutili per il vaginismo.

Conclusioni

La sana impetuosità e l'aggressività equilibrata del rapporto sessuale, atto squisitamente naturale ed umano, dovrebbero essere vissute appieno da entrambi i partner: le paure, le ansie e le preoccupazioni legate al vaginismo si ripercuotono negativamente sull'intimità della coppia, rovinando spesso anche i semplici rapporti interpersonali. Sarebbe utile rivolgersi ad uno specialista, lasciando da parte la vergogna e l'imbarazzo che potrebbero derivare dall'esporre le proprie fobie: il medico dev'essere in grado di ascoltare i problemi della coppia, di interpretarli e di consigliare una terapia per vivere completamente la vita sessuale. L'approccio psicologico non sempre risulta facile, ma è (forse) l'unica chance per risolvere il vaginismo ed assaporare il rapporto di coppia senza alcun tipo di affanno."

Open post

Le pillole con estrogeni naturali


KLAIRA

Anche la contraccezione diventa "bio". E' disponibile nelle farmacie italiane Klaira, la prima pillola anticoncezionale naturale"disegnata intorno alla donna". Ma naturale in che senso? Dopo 50 anni di ricerche si è finalmente riusciti a sostituire al derivato sintetico di estradiolo finora utilizzato, lo stesso estrogeno prodotto dal corpo femminile.

Klaira agisce con un mix di dosaggio flessibile di estradiolo valerato e dienogest, una sostanza già ampiamente utilizzata per la cura dei disturbi all'endometrio e così ogni confezione non sarà più composta da 21 pilloline come nei contraccettivi tradizionali, ma da 28 compresse: 26 a base dei due suddetti ormoni più le restanti placebo, ossia senza alcuna sostanza, ma in grado di assicurare un'assunzione continuativa e ridurre le dimenticanze. Ed è proprio grazie alla combinazione con il dienogest e alla variabilità del dosaggio che si è riusciti dove tutti i precedenti tentativi avevano fallito: fino ad oggi usare l'estradiolo naturale era sempre risultato impossibile poiché non assicurava un sufficiente controllo del ciclo.

Con questa pillola invece, la protezione da gravidanze indesiderate è garantita e pari a quella degli altri anticoncezionali orali oggi in commercio e in più presenta molti altri vantaggi come la migliore stabilità ormonale data dal minore intervallo senza ormoni (solo 2 giorni invece dei 7 delle pillole "convenzionali"), un ridotto numero di giorni di sanguinamento, flussi più brevi e più leggeri, ma soprattutto un minor impatto metabolico, proprio perché l'estrogeno utilizzato è quello che il corpo femminile conosce da millenni.

Una nuova opzione anticoncezionale, dunque, in grado di rispondere alle esigenze di chi, e in Italia sono oltre l'80% delle donne, proprio non ce la fa a imbottire il proprio corpo di sostanze sintetiche ed è molto restio all'utilizzo della pillola. Una soluzione  a chi (una donna su due tra i venti e i ventinove anni e due su tre oltre i trenta) chiede un prodotto naturale, più rispondente alle proprie esigenze.

Klaira è stata presentata e ampiamente commentata ieri nell'ambito del Congresso della Società Europea di Ginecologia che si sta svolgendo a Roma: "un'innovazione che tutti noi aspettavamo" ha affermato la prof.ssa Alessandra Graziottin, direttore del centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano. Le fa eco Rossella Nappi, ginecologa dell'Università di Pavia: "Si tratta di una pillola che apre nuovi orizzonti per tutte le donne in età fertile. Il buon controllo del ciclo mestruale, abbinato ad un'elevata sicurezza contraccettiva, ad un'alta tollerabilità e al ridottissimo impatto metabolico, la rendono infatti una valida scelta a tutte le età".

ZOELY

Si chiama Zoely la pillola di ultima generazione

L'Agenzia Europea dei Medicinali ha dato la sua approvazione per l’uscita in commercio di Zoely, la nuova pillola contraccettiva a base di estrogeni naturali.

Così, è disponibile  anche nelle farmacie italiane l’innovativo anticoncezionale ormonale per uso orale che sfrutta ormoni simili a quelli prodotti dalle donne, in modo da garantire un minore “impatto” sull’organismo femminile.

I PUNTI DI FORZA DELLA PILLOLA ZOELY

Punto di forza di Zoely, infatti, sarà quello di andare incontro alle esigenze delle donne che non desiderano assumere farmaci che possano alterare il naturale equilibrio del corpo e che, magari, sono restie all’uso di anticoncezionali orali. La nuova pillola contraccettiva è composta da due ormoni, un estrogeno naturale e un progestinico, ma già altri anticoncezionali orali di ultima generazione avevano tale composizione, quindi quale sarebbe la novità?

L’elemento innovativo di Zoely sarà rappresentato dall’estrogeno 17 β-estradiolo, differente da quello impiegato nelle altre pillole poiché ha la stessa struttura chimica degli ormoni prodotti dalla donna durante il ciclo mestruale. Invece, il progestinico, è il nomegestrolo acetato, già impiegato in altri farmaci che proteggono l'endometrio femminile durante la menopausa o per ridurre i disturbi mestruali in età fertile.

NUOVA PILLOLA CONTRACCETTIVA ZOELY: CONOSCIAMOLA MEGLIO

Vi saranno donne che si domanderanno se una pillola di ultima generazione a minore dosaggio ormonale e a base di estrogeno naturale garantisca la stessa efficacia contraccettiva delle pillole tradizionali. A tal riguardo, va chiarito che Zoely  possiede potere protettivo al pari di tutte le altre pillole, perché allo stesso modo blocca l'ovulazione.

Uno degli aspetti positivi di Zoely è quello di determinare un minore impatto metabolico, epatico e vascolare e può essere di aiuto alle donne che soffrono di flusso mestruale abbondante, in quanto è in grado di ridurlo. Inoltre, non altera i parametri lipidici, della coagulazione e del metabolismo lipidico.

Per quanto riguarda l’assunzione, Zoely va presa quotidianamente come tutte le altre pillole, con l’unica differenza che ciascuna confezione contiene 28 compresse anziché 21, in quanto 24 di colore bianco contengono gli ormoni, mentre le altre 4 gialle hanno soltanto effetto placebo, caratteristiche che permette di ridurre dli episodi di dimenticanza.

…E GLI EFFETTI COLLATERALI?

La nuova pillola contraccettiva è sì innovativa e di ultima generazione, ma si tratta sempre e comunque di un farmaco e, in quanto tale, non è esente dalla possibilità di determinare eventuali effetti collaterali. Infatti, nonostante abbia un impatto sicuramente meno invasivo sull’organismo femminile, Zoely può causare in alcuni soggetti acne o alterazione del ciclo mestruale, quali assenza o irregolarità.

Va ricordato che si tratta di reazioni legate esclusivamente all’assunzione del farmaco e, di conseguenza, non rappresentano effetti duraturi né irreversibili. Vi sono poi le famose controindicazioni, da tenere presenti per qualunque medicinale e, nel caso specifico, non dovrebbero usare Zoely le donne allergiche al nomegestrolo acetato, all’estradiolo o a qualunque altra sostanza presente in questa pillola.

Infine, anche le pazienti che hanno avuto esperienza di trombosi venosa o arteriosa, attacchi di cuore o ictus e chi soffre di ipercolesterolemia, pressione alta e diabete, devono evitare l’assunzione di questa pillola. Ovviamente, va ricordato che prima di assumere Zoely, così come qualunque altro contraccettivo, è opportuno sottoporsi ad un visita ginecologica e farsi consigliare dal proprio ginecologo per la scelta della pillola più indicata.

 

KLAIRA

Anche la contraccezione diventa "bio". E' disponibile nelle farmacie italiane Klaira, la prima pillola anticoncezionale naturale"disegnata intorno alla donna". Ma naturale in che senso? Dopo 50 anni di ricerche si è finalmente riusciti a sostituire al derivato sintetico di estradiolo finora utilizzato, lo stesso estrogeno prodotto dal corpo femminile.

Klaira agisce con un mix di dosaggio flessibile di estradiolo valerato e dienogest, una sostanza già ampiamente utilizzata per la cura dei disturbi all'endometrio e così ogni confezione non sarà più composta da 21 pilloline come nei contraccettivi tradizionali, ma da 28 compresse: 26 a base dei due suddetti ormoni più le restanti placebo, ossia senza alcuna sostanza, ma in grado di assicurare un'assunzione continuativa e ridurre le dimenticanze. Ed è proprio grazie alla combinazione con il dienogest e alla variabilità del dosaggio che si è riusciti dove tutti i precedenti tentativi avevano fallito: fino ad oggi usare l'estradiolo naturale era sempre risultato impossibile poiché non assicurava un sufficiente controllo del ciclo.

Con questa pillola invece, la protezione da gravidanze indesiderate è garantita e pari a quella degli altri anticoncezionali orali oggi in commercio e in più presenta molti altri vantaggi come la migliore stabilità ormonale data dal minore intervallo senza ormoni (solo 2 giorni invece dei 7 delle pillole "convenzionali"), un ridotto numero di giorni di sanguinamento, flussi più brevi e più leggeri, ma soprattutto un minor impatto metabolico, proprio perché l'estrogeno utilizzato è quello che il corpo femminile conosce da millenni.

Una nuova opzione anticoncezionale, dunque, in grado di rispondere alle esigenze di chi, e in Italia sono oltre l'80% delle donne, proprio non ce la fa a imbottire il proprio corpo di sostanze sintetiche ed è molto restio all'utilizzo della pillola. Una soluzione  a chi (una donna su due tra i venti e i ventinove anni e due su tre oltre i trenta) chiede un prodotto naturale, più rispondente alle proprie esigenze.

Klaira è stata presentata e ampiamente commentata ieri nell'ambito del Congresso della Società Europea di Ginecologia che si sta svolgendo a Roma: "un'innovazione che tutti noi aspettavamo" ha affermato la prof.ssa Alessandra Graziottin, direttore del centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano. Le fa eco Rossella Nappi, ginecologa dell'Università di Pavia: "Si tratta di una pillola che apre nuovi orizzonti per tutte le donne in età fertile. Il buon controllo del ciclo mestruale, abbinato ad un'elevata sicurezza contraccettiva, ad un'alta tollerabilità e al ridottissimo impatto metabolico, la rendono infatti una valida scelta a tutte le età".

ZOELY

Si chiama Zoely la pillola di ultima generazione

L'Agenzia Europea dei Medicinali ha dato la sua approvazione per l’uscita in commercio di Zoely, la nuova pillola contraccettiva a base di estrogeni naturali.

Così, è disponibile  anche nelle farmacie italiane l’innovativo anticoncezionale ormonale per uso orale che sfrutta ormoni simili a quelli prodotti dalle donne, in modo da garantire un minore “impatto” sull’organismo femminile.

I PUNTI DI FORZA DELLA PILLOLA ZOELY

Punto di forza di Zoely, infatti, sarà quello di andare incontro alle esigenze delle donne che non desiderano assumere farmaci che possano alterare il naturale equilibrio del corpo e che, magari, sono restie all’uso di anticoncezionali orali. La nuova pillola contraccettiva è composta da due ormoni, un estrogeno naturale e un progestinico, ma già altri anticoncezionali orali di ultima generazione avevano tale composizione, quindi quale sarebbe la novità?

L’elemento innovativo di Zoely sarà rappresentato dall’estrogeno 17 β-estradiolo, differente da quello impiegato nelle altre pillole poiché ha la stessa struttura chimica degli ormoni prodotti dalla donna durante il ciclo mestruale. Invece, il progestinico, è il nomegestrolo acetato, già impiegato in altri farmaci che proteggono l'endometrio femminile durante la menopausa o per ridurre i disturbi mestruali in età fertile.

NUOVA PILLOLA CONTRACCETTIVA ZOELY: CONOSCIAMOLA MEGLIO

Vi saranno donne che si domanderanno se una pillola di ultima generazione a minore dosaggio ormonale e a base di estrogeno naturale garantisca la stessa efficacia contraccettiva delle pillole tradizionali. A tal riguardo, va chiarito che Zoely  possiede potere protettivo al pari di tutte le altre pillole, perché allo stesso modo blocca l'ovulazione.

Uno degli aspetti positivi di Zoely è quello di determinare un minore impatto metabolico, epatico e vascolare e può essere di aiuto alle donne che soffrono di flusso mestruale abbondante, in quanto è in grado di ridurlo. Inoltre, non altera i parametri lipidici, della coagulazione e del metabolismo lipidico.

Per quanto riguarda l’assunzione, Zoely va presa quotidianamente come tutte le altre pillole, con l’unica differenza che ciascuna confezione contiene 28 compresse anziché 21, in quanto 24 di colore bianco contengono gli ormoni, mentre le altre 4 gialle hanno soltanto effetto placebo, caratteristiche che permette di ridurre dli episodi di dimenticanza.

…E GLI EFFETTI COLLATERALI?

La nuova pillola contraccettiva è sì innovativa e di ultima generazione, ma si tratta sempre e comunque di un farmaco e, in quanto tale, non è esente dalla possibilità di determinare eventuali effetti collaterali. Infatti, nonostante abbia un impatto sicuramente meno invasivo sull’organismo femminile, Zoely può causare in alcuni soggetti acne o alterazione del ciclo mestruale, quali assenza o irregolarità.

Va ricordato che si tratta di reazioni legate esclusivamente all’assunzione del farmaco e, di conseguenza, non rappresentano effetti duraturi né irreversibili. Vi sono poi le famose controindicazioni, da tenere presenti per qualunque medicinale e, nel caso specifico, non dovrebbero usare Zoely le donne allergiche al nomegestrolo acetato, all’estradiolo o a qualunque altra sostanza presente in questa pillola.

Infine, anche le pazienti che hanno avuto esperienza di trombosi venosa o arteriosa, attacchi di cuore o ictus e chi soffre di ipercolesterolemia, pressione alta e diabete, devono evitare l’assunzione di questa pillola. Ovviamente, va ricordato che prima di assumere Zoely, così come qualunque altro contraccettivo, è opportuno sottoporsi ad un visita ginecologica e farsi consigliare dal proprio ginecologo per la scelta della pillola più indicata.

 

Scroll to top