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domenica 10 dicembre 2017

La villocentesi: come si esegue l'esame, a cosa serve e quali sono i rischi.

VILLOCENTESI

La Villocentesi è un prelievo di una piccola quantità (20-30 mg) di placenta (tessuto trofoblastico) mediante l'introduzione attraverso la parete dell'addome di un ago sottile che ha come bersaglio la placenta.

 

COME SI ESEGUE LA VILLOCENTESI

Viene eseguita preferibilmente tra la 10^ e la 13^ settimana di gravidanza.

Il prelievo è preceduto da un'ecografia per valutare la posizione e la forma dell'utero, la localizzazione placentare, le caratteristiche del sacco amniotico, la vitalità, la biometria, la morfologia del feto, l'assenza di controindicazioni al prelievo.

L'introduzione dell'ago avviene secondo la tecnica "a mano libera ecoguidata": la punta dell'ago raggiunge la placenta in genere parallelamente al suo asse. Mediante una siringa raccordata con l'ago si eseguono alcune aspirazioni.

I frammenti di placenta vengono coltivati ed analizzati dal citogenetista. Delle sue linee cellulari costituenti la placenta quella detta "citotrofoblasto", già in fase replicativa, permette una risposta in 48-72 ore, mentre quella "mesenchimale" richiede 7-9 giorni di coltura per il risultato. L'uso di entrambe le tecniche consente di raggiungere la massima affidabilità della diagnosi che è almeno del 99%.

 

I RISCHI DELLA VILLOCENTESI

Il rischio di perdita fetale dopo villocentesi, se eseguita all'epoca corretta, da operatore esperto e con tecnica adeguata, è intorno allo 0.3%; tale valore è da sommare al rischio di abortività spontanea nella fase di gravidanza in cui si esegue la villocentesi, che è di circa il 3%.

Altri rari casi sono: il fallimento del prelievo (<1%), il fallimento della coltura (<1%), un risultato dubbio che richieda un ulteriore accertamento citogenetico (circa 1%).

La villocentesi può essere eseguita, con particolari accorgimenti tecnici, anche nelle gravidanze multiple, solo da operatori particolarmente esperti, prelevando villi dalle diverse placente e quindi ottenendo il cariotipo di tutti i feti.

La diagnosi mediante CVS permette, per la precocità dell'epoca di esecuzione, nei casi di esito patologico un intervento di interruzione della gravidanza meno invasivo e meno rischioso per la paziente.

Inoltre i villi coriali rappresentano il tessuto fetale ottimale per le diagnosi genetiche (DNA). 




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