Contro il cancro dell’ovaio indispensabile la diagnosi precoce
Contro il cancro dell’ovaio indispensabile la diagnosi precoce
Fondamentale l’anticipazione diagnostica e l’attenzione ai segnali premonitori per combattere un tumore che colpisce ogni anno quasi 5 mila donne. In arrivo un nuovo farmaco per prevenire le recidive

Diagnosi tempestive, nuovi marcatori tumorali e una chirurgia a “zero residuo”, senza più segno di malattia, seguita da chemioterapia, da sola o combinata a farmaci biologici che ne aumentino l’efficacia e prevengano le recidive. Sono queste oggi le indicazioni e gli obiettivi terapeutici per contrastare il tumore ovarico che, spesso scoperto in fase già avanzata,  colpisce ogni anno 4800 donne fra i 50 e 70 anni.

SINTOMATOLOGIA - Responsabile di cifre ancora così importanti è il ritardo diagnostico. «Non esistono infatti screening efficaci come per il tumore della mammella o del colon - spiega Nicola Surico, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO)». Un grande limite poiché il tumore dell'ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali ed i primi disturbi si manifestano quando le dimensioni sono già critiche. Possibili indicatori precoci della presenza di tumore ovarico sono la difficoltà di digestione, la distensione addominale, l’anoressia, nausea, mestruazioni irregolari, dolori, gonfiore addominale. Sintomi, tuttavia, di difficile diagnosi poiché sovrapponibili a malattie più comuni, ma che devono destare preoccupazione se si presentano insieme o in rapida sequenza e senza cause apparenti. «Stiamo provando a identificare nuovi marcatori  – continua Surico - e a creare farmaci che apportino qualche novità nel panorama terapeutico, specie nel controllo delle ricadute di malattia».

FATTORI DI RISCHIO - Particolare attenzione va posta ai principali fattori di rischio: la familiarità (spesso sottostimata), ossia madre, sorella o figlia affette da carcinoma ovarico; specifiche alterazioni di geni, quali il BRCA1 e BRCA2 che possono generare l’insorgenza contemporanea di un carcinoma dell’ovaio e di un carcinoma della mammella, menarca (prima mestruazione) precoce, menopausa tardiva, un basso numero o nessuna gravidanza, obesità e l’uso di sostanze che inducono l’ovulazione.

PREVENZIONE - Scoprire la lesione in fase iniziale dà risultati terapeutici più che è soddisfacenti. «Le pazienti non possono aspettare troppo - dichiara Nicoletta Colombo, direttore dell’Unità di Ginecologia Oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano – e necessitano soprattutto che la malattia venga aggredita e affrontata in maniera multidisciplinare». Al momento la prevenzione è rappresentata dalla visita ginecologica, dall’ecografia transvaginale e dal dosaggio del marcatore CA125, il più utilizzato e specifico per il carcinoma dell’ovaio, ma non sufficientemente attendibile poiché i suoi valori possono essere elevati anche in patologie non neoplastiche.

Fondamentale l’anticipazione diagnostica e l’attenzione ai segnali premonitori per combattere un tumore che colpisce ogni anno quasi 5 mila donne. In arrivo un nuovo farmaco per prevenire le recidive
Diagnosi tempestive, nuovi marcatori tumorali e una chirurgia a “zero residuo”, senza più segno di malattia, seguita da chemioterapia, da sola o combinata a farmaci biologici che ne aumentino l’efficacia e prevengano le recidive. Sono queste oggi le indicazioni e gli obiettivi terapeutici per contrastare il tumore ovarico che, spesso scoperto in fase già avanzata,  colpisce ogni anno 4800 donne fra i 50 e 70 anni.

SINTOMATOLOGIA - Responsabile di cifre ancora così importanti è il ritardo diagnostico. «Non esistono infatti screening efficaci come per il tumore della mammella o del colon - spiega Nicola Surico, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO)». Un grande limite poiché il tumore dell'ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali ed i primi disturbi si manifestano quando le dimensioni sono già critiche. Possibili indicatori precoci della presenza di tumore ovarico sono la difficoltà di digestione, la distensione addominale, l’anoressia, nausea, mestruazioni irregolari, dolori, gonfiore addominale. Sintomi, tuttavia, di difficile diagnosi poiché sovrapponibili a malattie più comuni, ma che devono destare preoccupazione se si presentano insieme o in rapida sequenza e senza cause apparenti. «Stiamo provando a identificare nuovi marcatori  – continua Surico - e a creare farmaci che apportino qualche novità nel panorama terapeutico, specie nel controllo delle ricadute di malattia».

FATTORI DI RISCHIO - Particolare attenzione va posta ai principali fattori di rischio: la familiarità (spesso sottostimata), ossia madre, sorella o figlia affette da carcinoma ovarico; specifiche alterazioni di geni, quali il BRCA1 e BRCA2 che possono generare l’insorgenza contemporanea di un carcinoma dell’ovaio e di un carcinoma della mammella, menarca (prima mestruazione) precoce, menopausa tardiva, un basso numero o nessuna gravidanza, obesità e l’uso di sostanze che inducono l’ovulazione.

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Ginecologo Palermo - Dr. Andrea Biondo - Specialista in fisiopatologia della riproduzione umana
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