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lunedì 11 dicembre 2017

E' possibile assumere psicofarmaci in gravidanza e durante l'allattamento? Quali sono i rischi di malformazione per il feto?

PSICOFARMACI E GRAVIDANZA

Antidepressivi SSRI

RISCHIO DI MALFORMAZIONI FETALI Sono relativamente sicuri, rispetto ai triciclici, sia per la madre sia per il feto. Gli studi condotti sinora non hanno dimostrato l'aumento di specifiche malformazioni. Per la paroxetina e per il citalopram si dispone di maggiori notiizie.
TOSSICITÀ NEONATALE Possono provocare nel neonato coliche, irritabilità, aumento della frequenza respiratoria.
RISCHIO COMPORTAMENTALE Uno studio con la fluoxetina non ha messo in evidenza alterazioni del linguaggio, del quoziente intellettivo e del comportamento, in bambini sino a 5 anni di età.
ALLATTAMENTO Passano nel latte materno, anche se in piccola quantità. Con la fluoxetina possono aversi problemi di accumulo nel latte materno.


 

Antidepressivi triciclici

RISCHIO DI MALFORMAZIONI FETALI Genericamente controindicati in gravidanza. Non si è osservata una maggiore frequenza di malformazioni fetali.
TOSSICITÀ NEONATALE Sono state segnalate convulsioni neonatali in bambini nati da madri che avevano assunto triciclici in gravidanza.
RISCHIO COMPORTAMENTALE Non si hanno dati. Uno studio non ha dimostrato alterazioni del linguaggio, del quoziente intellettivo e del comportamento, in bambini sino a 5 anni di età.
ALLATTAMENTO Passano nel latte materno.


 Antidepressivi IMAO

RISCHIO DI MALFORMAZIONI FETALI CONTROINDICATI IN GRAVIDANZA
TOSSICITÀ NEONATALE CONTROINDICATI IN GRAVIDANZA
RISCHIO COMPORTAMENTALE CONTROINDICATI IN GRAVIDANZA
ALLATTAMENTO CONTROINDICATI NELL'ALLATTAMENTO



E' stato stimato che tra l'8% e il 20% delle donne soffrono di depressione durante la loro vita e molto comunemente ciò può accadere durante il loro periodo fertile  costringendole a ricorrere ad un trattamento farmacologico. La decisione di continuare o iniziare una terapia antidepressiva durante la gravidanza non è semplice e richiede un attenta valutazione del bilancio rischio-beneficio per la salute della madre e la sicurezza del feto. In modo particolare bisogna fare particolare attenzione nel primo trimestre di gravidanza, in particolare tra la 2° e la 8° settimana dopo il concepimento. I farmaci maggiormente utilizzati nella terapia della depressione sono gli antidepressivi triciclici  e gli inibitori del reuptake della serotonina. Entrambi questi farmaci attraversano la barriera placentare e ciò può far ipotizzare alla presenza di danni fetali. Diversi studi condotti per valutare il rischio di malformazioni hanno dimostrato che l'assunzione di farmaci antidepressivi triciclici durante il primo trimestre di gravidanza non è associato ad un incremento del rischio di malformazioni maggiori. Inoltre non sono state riscontrate differenze significative a livello cognitivo, nello sviluppo del linguaggio tra bambini esposti in utero a farmaci antidepressivi e bambini non esposti al trattamento farmacologico.
Recentemente il Ministero della Salute Canadese si è espresso con un importante avviso circa gli effetti collaterali di antidepressivi come bupropione, citalopram, fluoxetina, fluvoxamin, mirtazapina, paroxetina, sertralina e venlafaxina. Le segnalazioni internazionali e canadesi rivelano che alcuni neonati, le cui madri avevano assunto tali farmaci durante la gravidanza, hanno sviluppato complicanze alla nascita e sintomi che comprendono: difficoltà nell'alimentarsi e/o nella respirazione, convulsioni, rigidità muscolare, itterizia e pianto costante. Questi sintomi sono causati sia da un effetto avverso dell'antidepressivo sul bambino sia come sindrome d'astinenza dovuta a improvvisa interruzione della terapia nella madre.
Vista la nota informativa è opportuno fare un po'  di chiarezza circa l'uso di questo gruppo di antidepressivi. Occorre precisare che, benché fino ad oggi non sono molte le informazioni  sulla sicurezza dei farmaci antidepressivi utilizzabili in gravidanza, le uniche informazioni provengono da studi condotti sulla fluoxetina (Fluoxeren, Prozac) considerato come farmaco target della categoria. I problemi neonatali  più comuni dopo esposizione materna a fluoxetina sono agitazione, irritabilità, ipotonia o ipertonia, iperreflessia, sonnolenza, problemi di suzione e pianto persistente; meno comunemente possono comparire ipoglicemia, difficoltà respiratoria, anomalie della termoregolazione e convulsioni. In alcuni studi è inoltre emerso che l'assunzione di fluoxetina durante il terzo trimestre di gravidanza potrebbe causare parti prematuri e lunghezza e peso alla nascita inferiori. E' stato segnalato anche un caso di aritmia cardiaca asintomatica in un neonato esposto a fluoxetina durante il terzo trimestre di gravidanza. I problemi dei neonati normalmente si manifestano entro i primi 5 giorni di vita e, generalmente, scompaiono spontaneamente dai 5 giorni alle 6 settimane. In tutti i casi, i bambini erano stati esposti in utero all'assunzione del farmaco durante tutto il periodo gestazionale o nell'ultimo trimestre. Esite qualche segnalazione anche per la paroxetina (Sereupin, Seroxat): uno studio condotto da un centro Canadese sulle gestanti ha dimostrato che su 55 neonati esposti a paroxetina alla fine della gestazione, 12 presentavano complicazioni alla sospensione del trattameno, inclusi 9 casi di alterazioni respiratorie, 2 casi di ipoglicemia ed 1 caso di ittero. Si pensa che tale sintomatologia possa essere legata ad una sindrome d'astinenza. 
Vista la mancanza di una chiara correlazione tra assunzione di antidepressivi in gravidanza e comparsa di reazioni fetali, consigliamo dunque alle donne in gravidanza che l'eventuale assunzione di un farmaco antidepressivo deve essere attentamente discussa con il proprio medico valutando rischi e benefici della terapia, inoltre occorre ricordare alle donne in attesa che già sono in terapia con farmaci antidepressivi che non bisogna assolutamente sospendere il farmaco senza prima aver consultato il medico.

  

Antiepilettici

RISCHIO DI MALFORMAZIONI FETALI Controindicati in gravidanza per aumentato rischio di malformazioni congenite (carbamazepina e dintoina).
Controindicati nei primi 3 mesi di gravidanza per aumentato rischio di malformazioni congenite (acido valproico, valproato di sodio, valproato di magnesio).
Generalmente controindicati (gabapentin, lamotrigina, vigabatrin).
TOSSICITÀ NEONATALE Ipotrombinemia sensibile alla vit. K. nei bambini nati da madri trattate (fenobarbital). Per gli altri i dati disponibili sono scarsi.
RISCHIO COMPORTAMENTALE Di difficile determinazione a causa degli efetti confondenti dell'epilessia materna.
ALLATTAMENTO Generalmente controindicati.

 

Antipsicotici

RISCHIO DI MALFORMAZIONI FETALI
TOSSICITÀ NEONATALE
RISCHIO COMPORTAMENTALE
ALLATTAMENTO



Litio carbonato

RISCHIO DI MALFORMAZIONI FETALI Controindicato. Aumentato rischio di malformazioni congenite cardiache.
TOSSICITÀ NEONATALE Possibile una intossicazione del neonato se la litiemia materna non è strettamente controllata.
RISCHIO COMPORTAMENTALE Nell'uomo non sono stati osservati rischi per lo sviluppo.
ALLATTAMENTO Controindicato. Passa nel latte materno e può causare intossicazione del neonato.

 

 

Ansiolitici (benzodiazepine)

RISCHIO DI MALFORMAZIONI FETALI Sono controindicati nei primi 3 mesi di gravidanza. Possono causare palatoschisi.
TOSSICITÀ NEONATALE Causano vari problemi nel neonato, fra cui difficoltà respiratoria e sindrome di astinenza alla nascita, se usati in maniera continua negli ultimi 3 mesi di gravidanza.
RISCHIO COMPORTAMENTALE In alcuni casi hanno provocato lieve ritardo dello sviluppo psicomotorio del bambino.
ALLATTAMENTO Controindicati. Vengono eliminati con il latte materno e possono provocare, nei bambini allattati al seno, sonnolenza profonda, perdita di peso, sofferenza del fegato, danni psicomotori.

 

Le benzodiazepine attraversano la placenta. Se la madre le assunte regolarmente, anche a dosi terapeutiche, negli ultimi mesi della gravidanza possono causare complicazioni nel neonato. Il feto ed il neonato metabolizzano molto lentamente le benzodiazepine e nell’organismo del neonato possono persistere concentrazioni apprezzabili di benzodiazepine, fino a due settimane dopo la nascita. La conseguenza, in cui si può incorrere, può essere la  sindrome del “floppy infant” con ipotonia muscolare, eccessiva sedazione ed incapacità di poppare. I sintomi di astinenza possono svilupparsi dopo circa due settimane con ipersensibilità, pianto stridulo e difficoltà di alimentazione.

Se somministrate in dosi terapeutiche, non sembra che le benzodiazepine possano incrementare il rischio di gravi malformazioni congenite. Tuttavia, l’uso prolungato da parte della madre può arrivare a ritardare lo sviluppo intrauterino fetale e ritardare lo sviluppo cerebrale. Questo aumenta la preoccupazione che, in futuro, questi bambini siano più propensi a problematiche tipo: deficit di attenzione, iperattività, difficoltà di apprendimento e tutto lo spettro di disordini autistici.



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