× Search
giovedì 23 novembre 2017

Il parto naturale e le quattro fasi del travaglio. Cosa avviene e come affrontare il parto.

PARTO NATURALE


Esistono due tipi di parto:

-PARTO VAGINALE (naturale oppure con applicazione di ventosa ostetrica o forcipe)
-PARTO CESAREO (taglio cesareo)

PARTO VAGINALE

Il travaglio di parto o più semplicemente il parto è costituito da un complesso di fenomeni che hanno lo scopo di fare fuoriuscire il feto e i suoi annessi (placenta e membrane amnio-coriali) dal corpo della madre.
Il feto in condizioni “normali” si trova nella cavità uterina in situazione longitudinale, con il dorso anterore e la testa in basso (cefalico) e deve percorrere il canale del parto sotto l’ azione delle contrazioni uterine e le spinte volontarie dei muscoli addominali della mamma.

 FASI DEL TRAVAGLIO DI PARTO:

Il travaglio di parto si suddivide in 4 periodi:

  1. PERIODO PRODROMICO

  2. PERIODO DILATANTE

  3. PERIODO ESPULSIVO

  4. SECONDAMENTO

     

1. PERIODO PRODROMICO:
Il periodo prodromico è costituito dalla presenza di attività contrattile uterina durante le ultime settimane di gravidanza. Queste contrazioni prodromiche sono irregolari e vengono percepite come fastidiose. La durata del periodo prodromico è molto variabile da ore a giorni, anche in relazione al fatto che sia una prima gravidanza o che si abbia già partorito.
Durante il periodo prodromico è frequente perdere il TAPPO MUCOSO. La donna verifica la presenza di perdite vaginali di muco miste a striature di sangue. L’espulsione del tappo mucoso può precedere anche di alcuni giorni l’insorgenza del travaglio e pertanto non è motivo per recarsi in pronto soccorso.

QUANDO RECARSI IN PRONTO SOCCORSO:

  1. Presenza di perdite di sangue di discreta quantità

  2. Perdita di liquido amniotico dai genitali

  3. Percezione di meno di 10 movimenti fetali in 12 ore

  4. Contrazioni dolorose e regolari (1 ogni 5 minuti della durata di 45 secondi per almeno 2 ore)

2. PERIODO DILATANTE:
Le contrazioni uterine diventano ritmiche (prima ogni 15-20 minuti, poi si fanno sempre più frequenti fino a ogni 4-5 minuti), di durata crescente (40 sec. circa), e dolorose.
Il dolore viene percepito dalla donna al basso ventre e dietro la schiena ed è associato a un indurimento ritmico della pancia.
Questa attività contrattile ha come obiettivi di far raccorciare il collo dell’utero fino a che non diventa appianato, di dilatare il collo dell’ utero fino a 10 cm (dilatazione completa) e di far progredire il feto nel canale del parto.
La dilatazione del collo dell’ utero procede ad una velocità di circa 1 cm/h nelle nullipare (donne che non hanno mai partorito) e circa 2 cm/h nelle pluripare (donne che hanno già partorito).

ROTTURA DELLE MEMBRANE:
La rottura del sacco amniotico di solito avviene a dilatazione completa o comunque avanzata, ma può verificarsi spontaneamente anche nelle fasi iniziali del travaglio e talvolta anche fuori travaglio. La donna solitamente riconosce facilmente questa situazione perché improvvisamente si sente bagnata. Se dovesse avere un dubbio può mettere un assorbente e aspettare a vedere se dopo un’ ora sarà intriso di liquido.
Quando il sacco amniotico si rompe fuori travaglio, la donna viene ricoverata e si aspetta per 24 ore che sopraggiunga il travaglio: se questo non accade è opportuno indurre medicalmente il travaglio.

ASSISTENZA NEL PERIODO DILATANTE:
ALIMENTAZIONE: la partoriente può assumere piccoli pasti (es: frutta, pane, biscotti, miele) e bere acqua o bevande zuccherate.
POSIZIONE: la posizione è libera. L’ ostetrica può suggerire diverse posizioni che possono aiutare a sopportare il dolore.
MINZIONE: la donna va invitata a urinare spontaneamente ogni due ore circa. E’ buona norma affrontare il periodo espulsivo a vescica vuota.
VISITA OSTETRICA: la visita vaginale viene effettuata ogni due ore circa e viene registrata sul partogramma. Il partogramma è un grafico in cui la dilatazione cervicale espressa in cm e la progressione della testa fetale vengono messe in relazione al tempo in ore. Inoltre sul partogramma vengono registrati tutti gli eventi del travaglio come la rottura delle membrane (spontanea o indotta), il colore del liquido amniotico, l’ uso di farmaci.
MONITORAGGIO DEL BENESSERE FETALE: il monitoraggio del battito cardiaco fetale si effettua mediante cardiotocografia intermittente o continua, a seconda dei fattori di rischio presenti e della fase del travaglio.
PROGRESSIONE DELLA DILATAZIONE: se le contrazioni dell’ utero non dovessero essere valide e pertanto risulti un rallentamento o un arresto della progressione del travaglio è possibile praticare l’ amnioressi (rottura del sacco amniotico da parte del medico) o utilizzare l’ ossitocina ( ormone che provoca le contrazioni uterine).
L’ amnioressi consiste nella rottura artificiale delle membrane mediante uno strumento simile a un uncinetto. Si pratica in travaglio, quando è già presente una certa dilatazione del collo dell’ utero. Non essendoci terminazioni nervose nel sacco amniotico, la sua rottura non è dolorosa. Questa procedura facilita la discesa della testa fetale e il rilascio di ossitocina.
Quando si rompono le membrane è importante controllare il colore del liquido amniotico, che di solito è chiaro, quasi trasparente. Se il liquido si presenta “tinto”, di colore verdognolo, può essere indice di uno stato di stress fetale.
Una volta che il sacco è rotto, in presenza di un rallentamento del travaglio, si può procedere ad un infusione endovenosa di ossitocina con lo scopo di rendere più efficaci le contrazioni uterine.
LA PARTO-ANALGESIA: l’ analgesia peridurale (o epidurale) consiste nell’iniezione di un farmaco anestetico nello spazio epidurale, tramite un cateterino che l’ anestesista posiziona tra la II e la III vertebra lombare, con lo scopo di controllare in modo efficace il dolore delle contrazioni.  
L’ analgesia elimina la componente dolorosa delle contrazioni, ma rimane inalterato lo stimolo a spingere durante il periodo espulsivo.
Il cateterino viene lasciato in sede per poter ripetere la somministrazione dei farmaci analgesici. 
Richiedere l’ analgesia è una scelta della paziente, che deve essere supportata dal parere del ginecologo. Infatti la paziente deve essere in fase attiva di travaglio (almeno 3 cm di dilatazione) e non devono esserci controindicazioni cliniche. E’ necessaria una visita anestesiologica effettuata in gravidanza dove l’anestasista abbia valutato l’idoneità della paziente all’ analgesia e la paziente abbia firmato il consenso informato scritto.

3. PERIODO ESPULSIVO:
Il feto deve attraversare il canale del parto ed essere espulso all’esterno.
Il periodo espulsivo inizia quando la donna ha raggiunto la dilatazione completa e sente la voglia di spingere (premito). La partoriente deve assecondare questo desiderio di spinta contraendo i muscoli addominali. Le contrazioni uterine e le spinte della mamma permettono al feto di percorrere l’ultimo tratto del canale del parto fino a fuoriuscire prima con la testa e poi con le spalle e il resto del corpo.
Durante il periodo espulsivo l’ ostetrica deve valutare se il feto avrà facilità nell’ uscita o se debba essere aiutato praticando un taglietto a livello del perineo (episiotomia) per creare più spazio al suo passaggio.

L’ EPISIOTOMIA viene fatta dall’ ostetrica dopo aver raso i peli del perineo (tricotomia) nella sola zona del taglietto e aver infiltrato tali tessuti con un anestetico locale.
Esistono due tipi di episiotomia:

  1. MEDIANA: dal bordo inferiore della vagina verso l’ano

  2. PARAMEDIANA: dal bordo inferiore della vagina si dirige lateralmente.

L’ episiotomia non viene fatta di routine ma nelle seguenti situazioni:

  1. Se c’è un sospetto di sofferenza fetale che richiede l’accelerazione del parto

  2. Se i tessuti materni non si distendono adeguatamente o lo spazio tra vagina e ano è modesto e c’è timore di lacerazioni profonde.

Peraltro nei casi in cui l’ostetrica decide di non fare l’episiotomia è comunque possibile che il feto, durante la sua fuoriuscita, provochi delle lacerazioni spontanee.
Sia l’episiotomia che le lacerazioni spontanee devono essere suturate dal medico, che utilizzerà un filo riassorbibile e pertanto i punti non dovranno essere tolti, ma si scioglieranno da soli dopo 7-10 giorni.

LA VENTOSA OSTETRICA:
Trova indicazione in alcune situazioni come una mancanza di contrazioni uterine efficaci o spinte materne inadeguate, dimensioni della testa fetale al limite con lo spazio del bacino utile al passaggio oppure la necessità di accelerare il parto per la presenza di una iniziale sofferenza fetale. Questa è composta da una coppetta morbida, che viene fatta aderire sulla testa del feto, da una pompa aspirante a da un sistema di trazione. Questo strumento agevola la discesa della testa del feto in modo rapido e senza significativo traumatismo: meglio che in passato, quando si usavano coppette metalliche.
Il forcipe invece è uno strumento ancora diffuso nel mondo anglosassone, ma quasi abbandonato in Italia, e pertanto esula dagli scopi di questa trattazione.

ASSISTENZA AL NEONATO ALLA NASCITA:
Quando il bambino nasce l’ostetrica aspira le secrezioni dalla bocca e dalle narici con una canula sterile. Successivamente il neonato viene posto sull’ addome materno per favorire fin da subito il rapporto madre-figlio. Qualora la donna lo desideri può da subito provare ad attaccare il neonato al seno, stimolando così la contrazione dell’ utero e la produzione di latte.
Il cordone ombelicale viene reciso appena ha cessato di pulsare.

Alla nascita viene data una prima valutazione clinica del benessere e della vitalità del neonato tramite il punteggio di Apgar. Questo sistema si basa sulla valutazione a 1 minuto e a 5 minuti dalla nascita di 5 parametri:

  1. Frequenza cardiaca

  2. Attività respiratoria

  3. Tono muscolare

  4. Riflessi

  5. Colorito

Il punteggio per ogni parametro va da 0 a 2, e pertanto lo score totale va da 0 a 10, dove 10 è il punteggio massimo.

4. SECONDAMENTO:
Il secondamento è il periodo in cui avviene l’espulsione della placenta e delle membrane fetali dalla vagina. Il tempo di attesa per il secondamento può variare da 20 minuti a un massimo di un’ora.
A differenza del parto del feto, quello della placenta non è doloroso.L’ ostetrica controlla la placenta accuratamente per verificare che non siano rimasti residui nell’utero. Questo si contrae subito dopo, evitando perdite di sangue più importanti.



Dove siamo

Studio di ginecologia e ostetricia
Biondo Dr. Andrea
Via XX Settembre, 69
90141 Palermo
Tel. 091.306762
P. iva 04220740825 
Iscrizione ordine dei medici n. 10680

Social

Termini Di UtilizzoPrivacyCopyright 2017 by Andrea Biondo